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CILE – RACCONTI DI VIAGGIO

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1) AUTORE: Giorgio Cavatorti

Le grandi trote del Cile

Di questo viaggio, chi ci è stato ha scritto “ Nemmeno la mano di un grande pittore saprebbe rendere giustizia ai colori, alla luce e ai contrasti di questa terra dove finisce il Mondo e comincia il Paradiso”.

La forma stretta e allungata caratterizza il Cile con una varietà incredibile di paesaggi: dagli altipiani desertici del nord dove si trova il deserto di Atacama, considerato l’area geografica più secca del pianeta, alle pianure mediterranee del Cile centrale; dalle verdi distese boschive delle regioni araucane, ai ghiacci della Patagonia cilena e della Terra del Fuoco, sino a giungere alla regione antartica. Inoltre c’è l’imponente cordigliera delle Ande, che mostra cime di oltre i 6.000 metri. Oltre questa interminabile catena montuosa, la pampa argentina, battuta incessantemente dal vento, lascia il posto ad un ambiente dove il prodigio della natura ha saputo creare un immenso giardino dove laghi turchesi, fiumi, pascoli, foreste e ghiacciai eterni sono circondati da imperiose vette che spezzano l’azzurro intenso del cielo. Un viaggio in Cile è un’esperienza indimenticabile, un impatto affascinante con una natura trionfante, sontuosa, che si esprime in mille sfaccettature diverse. Il paese, data la forma stretta e lunga, ha fiumi di corto tragitto e con carattere torrentizio. I tratti di fiume che uniscono i laghi sono angoli di Paradiso ai quali merita dedicare intere giornate. Mentre il gillie prepara carne e verdure alla griglia, si pesca a risalire mettendo la canna nei fili di corrente, nelle piane, dietro i massi e soprattutto a ridosso dei tronchi sommersi che rappresentano le tane delle trote più grosse. Le catture da oltre 50 cm sono comuni ed è entusiasmante vedere trote di queste dimensioni che salgono in superficie per poi inabissarsi e combattere con forza mettendo a rischio, ogni volta, la rottura del pur robusto finale. In Cile la pesca a mosca raggiunge livelli di eccezione paragonabili solamente alla Nuova Zelanda, dove pescare in acque cristalline trote oltre ai 3 kg è la norma e non l’eccezione.

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2) AUTORE: Emilio Arbizzi

Il bel vivere alla fine del mondo

Day 1
La locanda Bomberos nel centro di Coyhaique è a due passi dal nostro lodge dove abbiamo appena depositato i bagagli, le nostre guide avevano riservato un tavolo sapendo che dopo tante ore di volo avremmo gradito molto una succulenta bistecca di manzo e un fresco boccale di birra.
Le foto di salmoni catturati nel vicino Rio Simpson appese alle pareti ci calano immediatamente nell’atmosfera che già respiravamo da giorni nei nostri sogni.
I ricordi di un precedente viaggio in Cile e i racconti delle guide sul nuovo itinerario che affronteremo accendono l’entusiasmo al punto tale che dimentichiamo il bisogno assoluto di un sonno ristoratore.

Day 2
La mattina seguente, dopo un breve viaggio, scendiamo il Manihuales a bordo di 2 barche; è un possente fiume di fondovalle certamente ricco di grandi trote, ma la giornata è caldissima e nell’acqua l’attività è assolutamente nulla. Solo la pesca a streamer consente di catturare iridee di ottima taglia e 100 Tortelli ne prende una enorme proprio quando la telecamera non è in funzione. Lanciare esche così pesanti richiede però una tale fatica che non è certamente ripagata come meriterebbe.
In compenso non potevamo trovare giornata migliore per fotografare i paesaggi al tramonto che, accompagnato da un tiepido vento, regala una luce straordinaria.
Una breve colazione mentre le guide già ci attendono in strada poi di corsa a caricare i pick up e siamo pronti per affrontare i 350 km di Carretera Austral. Molti hanno scritto di questa infinita lingua di ghiaia: viaggiatori, scrittori, artisti, sognatori, giramondo…pur dando sfogo alla più fervida fantasia, niente potrà lasciarvi un segno come il percorrerla.
Il Lago General Carrera è sferzato da un vento teso che solleva onde alte più di un metro, facciamo una breve sosta nell’unico ristorante circondato da un ristretto agglomerato di casette di legno, un micro-paesino il cui nome dice tutto: Puerto Tranquilo.
Prima di riprendere la strada ci concediamo un pranzo veloce e poi proseguiamo verso sud.
Siamo ormai alla sesta ora di viaggio, il Lago Bertrand è quasi dietro l’angolo e dopo poco siamo al lodge: è molto bello, costruito completamente in legno su palafitte in riva al famoso Rio Baker, all’esterno dei lodge, arredati con molto buon gusto, un patio con una grande vasca e un’abbondante scorta di legno per il camino e per scaldare l’acqua.
Il Rio Baker è immenso, una montagna di acqua blu che scorre impetuosa, un alternarsi di onde spumeggianti che si accavallano per poi quietarsi in piane mansuete, il pensiero di pescarlo mette soggezione. La frenesia di provare prende il sopravvento e, nonostante la stanchezza di un lungo viaggio, montiamo le canne e svolgiamo le code. Nelle piccole insenature le trote pinneggiano quasi in superficie ma non sono molto collaborative, forse sentono il tempo che sta cambiando di nuovo! In effetti di lì a poco pioverà e si alzerà un vento gelido che ci spinge nella sala ristorante al caldo di un grandissimo camino, un piatto di ottima carne e di un buon vino Cileno aiutano a programmare meglio il domani.

Day 3
Nonostante le pessime previsioni al risveglio troviamo un cielo quasi sereno e totale assenza di vento, prepariamo l’attrezzatura sulle barche e scendiamo il fiume che sembra diventare sempre più grande. Mai visto un fronte d’acqua tanto esteso e tanto profondo. A lato dei gorghi d’acqua le trote sembrano immobili: sono in attesa della preda che ghermiranno fulmineamente non appena toccherà il pelo dell’acqua.
Le Rainbow sono le più cattive, combattive e velocissime, decisamente più divertenti e spettacolari da contrastare, le brown invece sono più belle, più eleganti e anche più grosse. Anche la pesca a streamer è redditizia e certamente più adatta a catturare gli esemplari over 50 che sono abbastanza comuni.

Day 4
Il giorno dopo il vento e la pioggia ci accompagnano per i 40 km che ci separano dal Rio Cochrane, la strada è quella che porta a Villa O’Higgins, dove termina la Carrettera Austral. Da qui, volendo proseguire verso Sud, occorre incrociare la Ruta 40 in Argentina poi ancora di nuovo a El Calafate quindi Puerto Natales e Puntas Arenas. Sei ormai in Terra del Fuoco, in fondo al mondo. Più giù non c’è altro.
Il Rio è molto profondo delimitato da alberi e cespugli piegati fin sull’acqua, sul fondo i tronchi sommersi costituiscono un riparo eccezionale per le trote che proviamo a stanare lanciando pesanti streamer da recuperare con estrema rapidità. Mentre io e Brave scendiamo, Aladino e Lancillotto salgono il fiume. La pesca si presenta da subito molto difficile, spesso l’esca si incaglia nei tronchi sommersi, ma alcune belle iridee riusciamo a catturarle, poi in un’ansa del fiume delimitata da un vortice di corrente la coda di Brave si tende tagliando l’acqua, lui solleva prontamente la canna ed inizia una serrata lotta con un pesce enorme che solo dopo 5 minuti abbondanti di tiro alla fune pare cedere e finalmente, non senza fatica da parte del nostro gillie, si lascia guadinare.
E’ una trota gigantesca, non particolarmente slanciata ma veramente bellissima e colorata.
La soddisfazione alimenta l’appetito e l’ampio prato poco più avanti è il miglior ristorante della zona. Intanto il vento si fa più forte e stanno arrivando le prime gocce, decidiamo di rientrare. I nostri compagni sono raggianti, hanno catturato trote enormi, e Lancillotto? Ha fatto certamente il record del viaggio con un “trofeo” da bacheca.

Day 5
La mattina successiva il tempo è bizzoso: 10 minuti di sole 5 minuti di pioggia, nulla però che comprometta la nostra partenza in barca sul Lago Bertrand e, dopo pochi minuti di lenta navigazione verso la sponda più protetta dal vento, siamo già in pesca. Primo lancio primo perca! E’ un pesce nativo del Cile, prima dell’introduzione della trota l’unico pesce presente in queste zone. Smette di piovere e il sole rende l’aria un po’ più mite; è lo streamer però che regala le catture migliori, con la secca è molto più difficile. Dove il lago finisce e si forma il Rio Baker scendiamo dalla barca e peschiamo in wading ed è proprio nel punto in cui l’acqua comincia a correre che stanno i pesci più grossi. Le iridee da oltre mezzo metro che lottano con la corrente a loro favore sono un bel test per la resistenza dei finali che, pur robusti, a volte non lo sono mai abbastanza.
Arriva sempre troppo presto il momento di incamminarsi verso la barca, preparare i bagagli e affrontare a ritroso la Carrettiera, ma la strada è lunga e, per non arrivare a notte fonda, dobbiamo sbrigarci. Sei ore di strada sterrata dove la velocità non supera i 50 km/ora, con buche, salti e polvere quasi ovunque, a parte quei brevi tratti dove la cenere di un vulcano che eruttò diversi anni fa ha reso il terreno più compatto e scorrevole. Poco dopo l’ora di cena siamo al lodge di Coyhaique, un meritato riposo ci ricaricherà per affrontare il giorno seguente.

Day 6
Il Lago Juncos è a circa 2 ore di strada rigorosamente sterrata che per un lungo tratto corre in mezzo ad un fitto bosco sulla sommità del quale si diradano gli alberi lasciando il posto alla Valle della Luna, un paesaggio quasi irreale formatosi in seguito al passaggio di un immenso ghiacciaio che nel suo lento scorrere, milioni di anni fa, ha creato una miriade di montagne di dimensioni e altezza quasi identica tra loro, a forma di panettone.
Quando arriviamo al Lago splende un bel sole ma c’è ancora tanto vento.
Camminiamo sui bordi del lago in mezzo ad alti fili d’erba che escono dall’acqua, ogni tanto si diradano lasciando spazio a piccoli canali dove, in 30 centimetri d’acqua, si nascondono trote da mezzo metro!
La prima ora di pesca è tutta tra canneti e rivoli d’acqua in caccia di enormi brown scurissime con luccicanti punteggiature rosse, poi risaliamo il rio (che ha un nome che non è un nome perchè conosciuto come “river with no name”).
Le pool del rio, mai più largo di 3-4 metri, sono sotto le cascatelle dove le trote, quasi fossero salmoni in risalita, spiccano poderosi salti per guadagnare la buca più a monte.
Ci arrampichiamo a fatica, spesso con mani e piedi e il calcio della canna stretto tra i denti, ma le grandi e selvagge trote catturate ci ripagano ampiamente delle tre ore di arduo cammino.
Il fiume Nirehuao è sulla sinistra della Valle della Luna, a valle l’Oceano Pacifico, alle spalle le Ande e di là l’Argentina. Il vento è pazzesco e anche lanciare code pesanti è difficoltoso. La fortuna però vuole regalarci un’ultima straordinaria giornata e con il passare delle ore tutto si quieta; monta una cavalletta e pesca nei sottoriva, ci dice Diego, e arrivano le prime belle catture che si susseguiranno per quasi tutto il giorno. Le trote sono certamente di buona taglia, 40 e forse più cm di media, ma non paragonabili a quelle del Lago Juncos di ieri.
Sul finire della giornata, in un momento in cui il vento pare abbia voluto regalarmi la chance migliore, la classica ciliegina sulla torta: sulla sponda opposta uno strano giro d’acqua crea una piccola rientranza nel punto in cui il fiume curva a sinistra, appena al di là della corrente principale. La sponda, alta poco meno di un metro, è quasi perpendicolare e i lunghi fili d’erba piegati fino a toccare la superficie; Diego, di fianco a me, senza proferire parola, mi fa un cenno solo con gli occhi, mi inginocchio e svolgo la coda con calma, ci saranno poco più di dodici metri e una sola possibilità, controllo la legatura, mi guardo alle spalle per accertarmi che ci sia sufficiente spazio per il lancio e stringo l’occhio al gillie che mi risponde con un sorriso.
Inizio a volteggiare la coda, la cavalletta si appoggia su un ciuffo d’erba e cade in acqua, scende per poco meno di un metro poi viene inghiottita da un’onda e da un urlo di gioia.
Farle passare la corrente non sarà facile ma l’esperienza di Diego mi aiuta e dopo alcuni minuti di strenua lotta riesco a forzarla fino al guadino: bella, bellissima, grande e cattiva. Io finisco qui e nell’ultima ora depongo le mie armi.
Seguirò dalla riva “fratello Brave” e Diego in caccia, sentendomi gillie per un po’, mentre si alza di nuovo un forte vento e compaiono nuvole nere che salgono dall’Oceano.
Finisce come era iniziata: un brindisi al ristorante Bomberos poi di nuovo in volo verso casa.

Straordinario Cile, ogni volta di più.

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Penisola di Kola – FLY FISHING INFO

Pesca ai salmoni atlantici nello splendido fiume Cawanga. La stagione va da maggio alla metà di ottobre. Circa 20 km di fiume a disposizione di 6 pescatori a settimana. Spesso si pesca in superficie con canne 9 piedi per code del 7. Percentuali di risalite e cattura fra le più alte della penisola di Kola.

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Il fiume Chavanga si trova nella parte sudorientale della penisola di Kola e sfocia nel Mar Bianco, a 60 km ad est del fiume Varzuga. In questo territorio c’è la “Belomorska’’ tundra.
Il fiume è unico per la pesca a mosca durante tutta la stagione e può essere diviso in 3 parti:
1° parte: parte dal mare, supera diverse rocce e cascate e procede lungo un tortuoso letto di pietre. La lunghezza totale del primo tratto è di 6 km. Questo è un luogo perfetto per pescare nella prima metà della stagione, a Giugno e agli inizi di Luglio ed anche a fine stagione, nella seconda metà di Settembre. I punti soprastanti le piccole cascate sono eccellenti per la pesca a mosca del temolo e il momento migliore è la prima metà della stagione.
2° parte: questa seconda parte è più calma. La sua lunghezza è di circa 6-7 km. Le coste piatte sono adatte alla pesca durante i periodi di acqua alta. In questo tratto ci sono molti posti per deporre le uova e i salmoni rimangono tutta la stagione.
3° parte: a poco a poco il fiume entra in un canyon roccioso. In questo punto il fiume giunge al termine a causa della presenza di una grande cascata troppo alta per i salmoni. È la più piccola parte visitata del fiume, dove ci sono molte possibilità di grandi catturare. In piena estate la temperatura dell’acqua in questo tratto è più bassa di 2-3°C rispetto a parti più basse del fiume. Questo fatto colpisce positivamente l’attività dei pesci, soprattutto nei giorni caldi in piena estate. Qui si trovano grandi banchi di temoli.
Il Chavanga è uno dei migliori fiumi della costa meridionale per quanto riguarda i temoli. La lunghezza media è di 40-48 cm, sebbene temoli di più di 50cm non sono poi così rari.
Ci sono grandi possibilità di pescare anche delle trote; si utilizza sia la tecnica in blind cast che a vista sul pesce. A seconda della stagione e del luogo di pesca, una delle due è la migliore. Una bella cattura è intorno ai 2.5-3 kg.
Riguardo i salmoni, il peso medio è di 3-4 kg, anche se spesso ci sono esemplari di 5-6 kg. I salmoni di 7-8 kg si trovano in autunno o all’inizio della primavera.
La stagione inizia il 15 Maggio e finisce il 15 Ottobre.

Islanda – FLY FISHING INFO

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La capitale della pesca al salmone…

Centinaia di torrenti, fiumi e laghi fanno di quest’isola un vero paradiso per gli amanti della pesca che qui possono scegliere di insidiare varie specie di pesci, anadromi e non. L’Islanda è famosa in tutto il globo per l’alta concentrazione (circa 100) di corsi d’acqua ricchi di salmoni atlantici ma se amate la pesca alle trote, ai salmerini artici residenti o migratori e alle trote di mare, una visita a questo paese è la scelta giusta da fare. Un’altra caratteristica che rende questo luogo particolare per la pesca al salmone è la possibilità di avere un torrente completamente vostro per alcuni giorni o un’intera settimana dove potete pescare indisturbati in un contesto naturale di assoluta qualità, alloggiando nel classico fishing lodge in legno a pochi metri dall’acqua. Dividendo verticalmente a metà l’Islanda, la metà occidentale è quella con il maggior numero di fiumi da salmone: East e West Ranga, Ellid’r, Leivorgs, Laxa i Kjòs, Thver  e Kjarr, Nordura, Laxa a Asm, Midfjardar sono tra i corsi d’acqua con il rapporto catture per canna/giorno più alti al mondo. La metà a Est è meno importante dal punto di vista numerico, ma vanta alcuni fiumi che offrono pesci di qualità e taglia notevoli. I corsi d’acqua che sfociano nella Costa est e Nord-Est sono risaliti da un tipo di salmone geneticamente più grande e forte e quindi, fiumi come Sand, Hafralons, Sela, Hofs, Breiddals e Laxa i Adaldalur, regalano pesci mediamente più grandi.

Fly Fishing Info Trentino

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Il Trentino è una terra con una grande varietà di ambienti acquatici dai ghiacciai ai laghi, ai fiumi, ai torrenti e cascate. Un patrimonio di grande valore gestito nel corso degli anni attraverso normative lungimiranti a partire dalle antiche carte di Regola per arrivare all’attuale carta ittica che ha l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio ittico.

Mosche consigliate per la pesca delle trote:

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Fly Fishing Info Liguria

Mosche consigliate per la pesca dei tonni:

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