Kamchatka

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KAMCHATKA – HOTEL & LODGE

ICHA RIVER

ICHA RIVER CAMP

Lungo il fiume Icha si trova l’Icha River Camp costruito nel 2013. Ogni guest house ospita 4 pescatori. Sono equipaggiate di stufa, letti con relativa biancheria (materassi, cuscini, piumone, coperte), ripiani, appendini, prese elettriche, illuminazione elettrica, asciugatrice, cucina, bagno e terrazza da pranzo all’aperto.
La capacità massima del camp è di 16 pescatori, il minimo numero di pescatori in un gruppo è di 3 persone, mentre il numero ideale è di 8 pescatori.

Pesca
La stagione inizia il 25 Giugno fino al 20 Ottobre.
Giugno – Luglio: salmoni reali, salmoni rossi
Agosto – Settembre: salmoni rossi, salmoni keta, salmoni argentati
Ottobre: salmoni argentati
E come sempre trote e trote fario.

Il fiume Icha si trova lungo la costa ovest della Kamchatka.
Con un’acqua trasparente e un fondale di ghiaia e rocce, il fiume è lungo circa 233 km e scorre tra le montagne. Ci sono molte rapide, isole e ramificazioni; è perfetto per la pesca a mosca. Nel fiume ci sono costantemente trote iridee, salmerini, trote fario ma si possono trovare anche salmoni reali, salmoni rossi, salmoni keta, salmoni rosa e salmoni silver.
Il camp ha il proprio territorio di pesca privato. Per la pesca viene usato un tratto isolato del fiume lungo 30 km, a sua volta suddiviso in 4 pool di 7.5 km ciascuna e i pescatori si alternano nelle zone di pesca. É possibile pescare direttamente anche dalla base e nelle aree circostanti il fiume. Ci si muove lungo il fiume con barche a idrogetto e motoscafi.

Gli ultimi Reports di viaggi

AUTORE – Giorgio Cavatorti

“KAMCHATKA”

Settembre 2017

Credo che il sogno di tutti i pescatori a mosca sia quello di pescare in fiumi dove nessuno prima abbia mai lanciato una mosca….. forse alcuni tratti dell’Icha river in Kamchatka corrispondono pienamente a questo sogno.

Il viaggio dall’Italia è estremamente lungo e faticoso e dura circa 2 giorni pieni; ore infinite di aereo e aeroporti, trasferimenti con mezzi militari e fuoristrada per poi finalmente vedere uno splendido fiume e per sentirsi dire che il lodge è circa 50 km di gommone a valle…… questo è l’Icha river, nel nord ovest della penisola della Kamchatka.

La cosa miracolosa è che appena ci si mette i wader e si fa il primo lancio tutto questo si dimentica immediatamente e si entra in una sorta di trans che dura una settimana.

Per pescare nell’Icha ci si deve portare una canna da skagit di 13 piedi perche ci sono molti salmoni di parecchie specie del pacifico, ma anche una 9 per la 5 per pescare le trote, oppure una coda del 7 per pescare a galla con i gurgle i grossi salmerini white spotted (kundka) che oltre ad avere un comportamento bizzarro mangiamo sulla superficie.

Fortunatamente qui le cose non sono cambiate di molto dall’ultimo viaggio, e credo proprio che sarà cosi per molto tempo. Anche le guide sono sempre le stesse; immagino la difficoltà dell’organizzazione di sostituirle, mesi lontano da tutto e da tutti dove gli orsi sono le uniche facce nuove che giornalmente ti fanno visita. Le guide sono tutte ragazzi giovani, ragazzi che hanno bisogno di uno stipendio ma che impiegano un pò di tempo a capire che c’è gente che è disposta a fare il giro del Mondo per catturare pesci per poi rilasciarli, sempre disponibili ed affidabili, che fanno il loro lavoro professionalmente e cercano di instaurare un buon rapporto da subito, chiarendoti immediatamente quali sono le regole principali di sicurezza appena arrivi, visto che il primo centro di pronto soccorso è a 1 giorno intero di fuoristrada.

Credo che alcune zone della Russia siano le ultime frontiere della pesca a mosca, e la Kamchatka, con i suoi numerosi fiumi ancora da scoprire, sicuramente un paradiso per la pesca a mosca. Occorre un pò di spirito di adattamento ma si sa che nel momento in cui arrivano l’asfalto e le comodità, stranamente calano poi i pesci nel fiume……

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AUTORE – Emilio Arbizzi

“LAPPONIA SVEDESE – LAPPLAND LODGE”

Settembre 2017

3 mesi, 90 giorni di luce “all day long” sono già volati via !

Abbiamo appena concluso la nostra prima stagione, una lunghissima vacanza di pesca in Lapponia.

Vacanza perchè per noi vivere in questi ambienti è sempre una festa.

La giornata non è solo pesca ma è condividere con amici le emozioni che questi luoghi sanno regalarti: camminare nella foresta costeggiando un fiume, avventurarsi in un lago con il belly boat per insidiare un luccio tra i canneti dopo un lento e silenzioso avvicinamento…..ed avere la fortuna di scorgere nel fitto bosco un alce con i suoi piccoli.

Ampie strade che tagliano infinite foreste di conifere incrociano ogni tanto altre strade senza indicazioni, perlopiù sterrate, che porteranno forse ad un lago o magari in un isolato spot di un burrascoso torrente …..occorre il tempo di percorrerle, la voglia di inoltrarsi verso chissà dove, per arrivare chissà quando. A volte trovi quel che sognavi: un selvaggio lago su un’altura, un placido fiume senza tracce di presenza alcuna, la vera selvaggia e incontaminata Lapponia.

Le giornate si sono susseguite così, sempre uguali ma sempre diverse, lunghe ed emozionanti anche se il tempo, in questi mesi, non è stato propriamente estivo: a inizio stagione piogge abbondanti hanno condizionato i livelli limitando la pesca solo ad alcuni fiumi; nel Biske, però, non sono mancati salmoni freschi di risalita e in compenso, a fine stagione, abbiamo potuto pescare ovunque: il Pitealven era perfetto, il Parlalven pure, l’Abmo una meraviglia…ma quanto sono belli e combattivi questi temoli artici ? E che dire dei laghi ? Vedere l’attacco esplosivo di lucci da oltre un metro (112 cm se vogliamo essere precisi) è uno spettacolo grandioso.

Concludere le giornate con abbondanti pastasciutte, salumi e formaggi o con sfrigolanti grigliate accompagnate da calici di Prosecco o spumeggiante Lambrusco è quel che ci meritiamo dopo tante fatiche !!

Un regista direbbe ” buona la prima” … e così l’inverno servirà per scrivere il copione della seconda puntata.

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“LA RISERVA S.V.A”

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Quando ho iniziato a pescare a mosca,  una trentina di anni fa,  S.V.A.  era sinonimo di esclusività, ottima gestione, ma soprattutto di pesci grossi. Da quel giorno non è cambiato quasi nulla, fatta eccezione per l’accesso a questa riserva, che ora è consentito a qualche ospite in alcuni mesi estivi. Della storia antichissima di questa riserva abbiamo parlato qualche numero fa. Oggi è gestita in modo impeccabile dai soci ed è composta da un grande ecosistema di acque. La riserva S.V.A. comprende 32 km di torrenti e due meravigliosi laghi (Baccio e Santo). La passione, unita ad una grande esperienza,ha sviluppato un impianto ittiogenico all’avanguardia, dove nascono e maturano esemplari di Fario con tutti i requisiti richiesti per il ripopolamento delle acque.

Questi laghi e fiumi sono all’interno del parco del Frignano, una vasta area protetta a ridosso del crinale tosco-emiliano, che ricopre una superficie di 15350,39 ettari, di cui 9000 di parco e 6000 di pre-parco e interessa sette Comuni della Provincia modenese. Qui si raggiungono i 2165 metri del Monte Cimone, e al suo interno vi sono dieci laghi e cinque corsi d’acqua principali. L’appellativo “Frignano” è fatto risalire agli antichi abitanti della zona, i Liguri Friniates che, a causa della conquista romana nel II secolo a.C. , si erano rifugiati tra le montagne modenesi. Il Parco del Frignano, gestito da un consorzio appositamente costituito, è disciplinato da una normativa volta a tutelare la biodiversità e il patrimonio naturalistico, favorendo al contempo la cooperazione istituzionale per la sostenibilità ambientale. L’area protetta del Frignano si trova al centro di una regione che vede a sud il Parco dell’Orecchiella, a ovest il Parco del Gigante e a est il Parco di Corno alle Scale, rendendo questa zona un luogo ideale per la conservazione di specie floro – faunistiche in via d’estinzione e per la riproduzione di esemplari rari. L’estensione del parco garantisce un’ampia varietà di specie animali, infatti, trovano qui un perfetto habitat i più rari come il lupo, l’aquila reale, il gufo e la marmotta e i più diffusi come il capriolo, la volpe e il cinghiale. Anche la vegetazione, secondo le altitudini, è molto diversa grazie all’alternarsi delle numerose variazioni geoclimatiche avvenute nel corso del tempo. Il parco è uno scrigno che racchiude in sé piccoli tesori, come gli abeti rossi presenti vicino ai laghi, altrettanto preziosi,  che hanno bisogno di essere preservati con cura per la loro indiscutibile bellezza naturale e per il loro ruolo fondamentale di testimoni del passato. Il parco non è solo natura, ma anche storia e architettura, ben rappresentate dal borgo medievale di Fiumalbo, il cui nome, “Flumen Album”, deriva probabilmente dalle spumeggianti acque che lo circondano e dal caratteristico paese di  Pievepelago, posto sulle rive del torrente Scoltenna, al centro della valle del Pelago, proprio sul confine tre Emilia e Toscana, nei pressi del Monte Giovo e del Monte Rondinaio. Il territorio circostante, intervallato da splendidi laghi, si presenta ricco di boschi di castagni, faggi e conifere, percorsi da numerosi sentieri. Durante la seconda guerra mondiale il paese si trovò sulla Linea Gotica, al centro di una zona oggetto della lotta di Resistenza, qui infatti trovarono rifugio molti alleati, soprattutto sulle rive dei laghi, dove in epoca moderna sono stati ritrovati reperti risalenti alla guerra, sprofondati sui fondali. Va sottolineato anche che il comprensorio della S.V.A. ha da sempre aiutato le zone limitrofe, sono infatti state catturate negli anni grosse trote anche nella parte di fiumi sotto la riserva, è il caso del torrente Scoltenna e del rio delle Pozze. Questo a sottolineare il fatto che zone ben gestite spesso aiutano tratti di fiumi limitrofi con gestioni scadenti. La pesca va indicativamente da maggio a ottobre e se siete alla ricerca di pesce di qualità e avete voglia di immergervi al 100% nella natura questa riserva di pesca fa sicuramente  per voi.

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AUTORE – Giorgio

“BRITISH COLUMBIA”

Canada, Ottobre 2016

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Da sempre la regione del British Columbia in Canada, e in special modo il bacino del fiume Skeena con i suoi affluenti, sono meta di pescatori alla ricerca di un incontro con le grosse steelhead che popolano la zona. Lodge, guide e strutture per ospitare pescatori che arrivano da tutto il mondo sono in costante crescita e, nonostante mi sia recato spesso in questi luoghi, per la vastità del territorio ed il grande numero di torrenti, laghi e fiumi, sembra di visitare ogni volta un posto nuovo. Insieme all’entusiasmo di scoprire nuove pool si è unita anche la curiosità di sapere chi furono i primi pescatori-esploratori che si avventurarono verso nord alla ricerca di questo affascinante pesce. Uno di questi fu sicuramente il reverendo Daniel M. Gordon, che trovandosi in una spedizione per conto del CPR ( Canadian Pacific Railway) a nord di Vancouver, fu uno dei primi a menzionare la pesca a mosca negli affluenti dello Skeena. Il suo libro del 1880, Mountain and Prairie: A Journey from Victoria to Winnipeg Via the Peace River Pass è una descrizione dei suoi viaggi. Anche J. Turner-Turner, alla fine dell’Ottocento, risalì lo Skeena attraversando il Babine Lake e addentrandosi nel bacino idrografico del Fraser e narrò le sue avventure in Three Year’s Hunting and Trapping in America and the Great North-West. La compagnia di Turner-Turner impiegò buona parte del mese di settembre per farsi strada dalla colonia di Metlakatla sull’oceano fino alle Forks di Old Hazelton, risalendo lo Skeena. Turner-Turner intendeva svernare a Kispiox, ma i nativi, temendo che fosse un agrimensore che voleva impossessarsi della loro terra, non glielo permisero. Ritornò alle Forks e costruì una capanna sul promontorio delimitato dai fiumi Skeena e Bulkley, che diventò la sua dimora finché non proseguì il viaggio nel giugno seguente. Nel mese di settembre, risalendo lo Skeena, notò l’abbondanza di salmoni e si cimentò nella pesca al cucchiaio e a mosca, ma non riuscì a catturare nulla. Non prese nessun salmone, ma descrisse un pesce da lui menzionato come grossa trota; fu tra i primi a parlare di Steelhead. Le catture record di Steelhead sul Kispiox, nei primi anni Cinquanta, attirarono l’attenzione verso quest’area e i pescatori a mosca che stavano sotto il 49° parallelo affluirono in massa verso i fiumi Kispiox, Morice e Bulkley. Le prime tecniche di pesca a mosca alla steelhead si basavano perlopiù su tecniche britanniche di pesca al salmone atlantico portate nella Columbia Britannica da uomini come il generale Noel Money, Roderick Haig-Brown e Tommy Brayshaw. L’afflusso di Americani nell’area dello Skeena negli anni Cinquanta e Sessanta ebbe una profonda influenza sulla pesca a mosca in quelle zone. La pesca era dominata da canne corte e mosche di origine americana. I Membri del Totem Flyfishers di Vancouver e Haig-Brown Flyfishers di Victoria reintrodussero le canne a doppia impugnatura e lo Speycasting. I primi fiumi in cui si assistette a queste tecniche furono, negli anni Ottanta, il Dean e il Thompson e in seguito le canne da mosca a due mani divennero popolari in tutta la comunità dei pescatori a mosca fino allo Stato di Washington. Oggigiorno è tutto più facile, canne e code skagit fanno “entrare in pesca” in pochissimo tempo, così come le mosche intruder e lech. I numeri delle catture sono molto cresciuti rispetto a una quindicina di anni fa grazie ad una politica del nokill e a queste nuove tecniche di pesca. Pensiamo però a quando si entrava in acqua con una 18 piedi in greenheart e con una coda in seta, quando gli stivali erano in tela cerata e le mosche avevano l’occhiello in gut, a quando non esistevano guide di pesca super informate, ma si andava in esplorazione facendo ore di cammino tra gli orsi senza mappe adeguate…..decisamente meglio oggi.

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AUTORE – Emilio Arbizzi

“COME BACK” ADVENTURE

Maldive

Il solo fatto di abbandonare il cupo cielo invernale, addormentarsi durante un comodo volo Emirates per svegliarsi di prima mattina al sole e con la brezza del mare, è già un bel modo di iniziare un viaggio. Se poi dopo poco meno di un’ora sei in navigazione verso gli atolli Maldiviani del Sud a bordo di un magnifico yacht di 34 metri, allora capisci che probabilmente ti aspetta una vacanza di quelle che non si dimenticano.
Sarà cosi.
Dedichiamo il minimo tempo necessario alla sistemazione dei bagagli nelle cabine, non si può certo rimanere sotto coperta mentre ci lasciamo Male alle spalle. Seduti a prua sorseggiamo una abbondante tazza di caffè americano e scattiamo  le prime fotografie rapiti dai colori di un mare che pare finto.
Le prime ore di vacanza scorrono veloci, fantasticando sulle flat che attraverseremo nei prossimi giorni, sui pesci che vedremo o crederemo di aver visto. Le signore, già opportunamente coperte di crema solare, hanno preso immediatamente possesso dei lettini sul ponte superiore, a poppa, dove un venticello rinfrescante rende piacevole quella che altrimenti sarebbe l’impossibile esposizione al sole dell’Oceano Indiano.
Nel tardo pomeriggio, dopo aver navigato poche ore, il Capitano del Conte Max spegne i motori. Lo scafo scivola accompagnato dallo sciabordio di piccole onde ancora per qualche centinaio di metri prima che l’equipaggio getti l’ancora proprio a ridosso di una lingua di sabbia che la bassa marea ha lasciato completamente scoperta.

Le canne sono già pronte, le avevamo montate e già regolato le frizioni dei robusti  mulinelli prima ancora di sistemare le nostre cose in cabina. Il nostro bagaglio  è composto da pochissimi indumenti, i 20 kg consentiti sui voli intercontinentali sono  tutti destinati alle attrezzature, ad infinite scatole di mosche, code, mulinelli, canne 9 piedi per coda 10 e 12 e robusti tippets. Ben, la nostra espertissima guida, impartisce le ultime necessarie raccomandazioni prima di scendere a terra; per  alcuni è la prima esperienza in mare e si rivela da subito tutt’altro che semplice. Occorre lanciare lontano e strippare a due mani con grande rapidità raccogliendo la coda nel basket, poi ricominciare di nuovo. La vera pesca però non è questa, ma quella del giorno dopo e quella dei giorni successivi ancora; diciamo che il primo approccio con il mare è stato una “palestra”, un allenamento per le sfide che ci aspettano.
Mentre il sole va a dormire risaliamo in barca,  ceniamo e, felicemente stanchi, crolliamo tra le braccia di Morfeo.

Viene giorno presto, colazione alle 6,30 e pronti alle 7. Ben è sempre il primo e, nonostante conosca le Maldive come le sue tasche, non perde mai il desiderio  di pescare e racconta con passione di precedenti battute ai combattivi GT e a velocissimi trigger.  Con il suo entusiasmo contagioso ci spiega dove guardare per individuare un pesce, come muoversi nelle flat, come lanciare, strippare, rallentare, fermarsi e ricominciare più veloci.
Il riflesso sull’acqua è molto intenso e non è facile riconoscere i pesci, le prime volte un bagliore o una pietra sul fondo traggono in inganno ed occorrono un paio di giorni per avere un minimo di dimestichezza. L’aiuto di una guida è indispensabile, così come è fondamentale conoscere le maree e le fasi della luna che ne determinano gli scostamenti. Camminiamo lentamente disposti a ventaglio su una lingua di sabbia dorata, un’ombra scura fluttua lentamente a 20 metri ed il più veloce di noi rapidamente svolge la coda e lancia perfettamente appena dietro. Basta un attimo per sentire un urlo di gioia e vedere la coda tendersi e tagliare l’acqua: dietro la razza c’è sempre un GT!!
La lotta dura una decina di minuti, è incredibile pensare alla forza di questo pesce che, indomito, alterna fughe e repentini cambiamenti di direzione mettendo sempre a rischio la rottura del finale. Assistiamo in attesa di scattare le foto che saranno la prova inconfutabile che, chi per primo cattura, dovrà offrire da bere a tutta la compagnia.
Ogni giornata è uguale ma incredibilmente diversa: la conformazione delle flat, micro isolette di sabbia che compaiono e scompaiono con l’arrivo della marea, la barriera corallina all’orizzonte verso il quale lentamente camminiamo con il radar negli occhi in attesa di intravedere un guizzo, un’ombra , una pinna………eccola, è là a una ventina di metri sulla tua destra!!
Ti blocchi, si ferma il mare, il vento , il cuore, in quel momento non c’è tempo per pensare e hai una sola possibilità, ti giochi tutto in un solo lancio: o sei bravo o ricominci la ricerca pregando nella prossima chance.
A ridosso della barriera corallina la musica cambia, qui la calma della flat è un ricordo, il mare da pacato diventa quasi burrascoso e stare in equilibrio di fronte alle onde che si susseguono senza sosta non è semplice. Ben ci indica le postazioni migliori, troviamo un po’ di stabilità su alcuni massi sommersi e, abbandonata la canna 9′ # 10 impugniamo la #12, già armata e saldamente fissata allo zaino. Ora dobbiamo scatenare l’istinto predatorio dei GT lanciando sull’onda e, poco prima che con il suo impeto si infranga, strippare molto rapidamente con due mani. Non è facile ma ogni volta è una scarica di adrenalina, il pesce velocissimo compare improvvisamente e, come un surfista Hawaiano, pare farsi spingere dall’onda all’inseguimento dell’artificiale. Immagini da pelle d’oca.

La sera, a bordo del Conte Max, è sempre festa. Dopo i tuffi, gli scherzi, gli aperitivi e abbondanti e curate cene prepariamo l’uscita del giorno successivo, controlliamo gli orari delle maree e  fissiamo l’uscita. Le nostre graziosissime compagne di viaggio, spesso mattiniere come noi, aspetteranno qualche ora in più per lo snorkeling e per la passeggiata su un’isola deserta, e anche loro , in  una  giornata di sole apparentemente come tutte le altre, vivranno momenti incancellabili.

Noi, pur continuando a camminare e pescare per molte ore consecutive, non sentiamo la fatica, nonostante il sole e una condizione termica che tentiamo di abbassare, di tanto in tanto, immergendoci fino al cappello.

Ogni bel viaggio, purtroppo, finisce troppo presto, rimangono solo poche ore, l’ultimo giorno, gli ultimi lanci. Arriviamo sulla flat dopo circa un’ora di navigazione, la marea è quasi nel suo punto più basso, ci dividiamo qua e là, lo spazio è infinito, diversi km da percorrere in lungo e in largo, fin dove c’è la barriera, quasi all’orizzonte.
Cerchiamo i trigger, ma anche i GT, ma anche i Blue Finn trevally…….ci sono anche gli squali, uno spettacolo! Passeggio con l’acqua alle ginocchia, lentamente, come mi hanno insegnato, scruto attentamente l’acqua fissando lo sguardo su ogni piccolo riflesso, ogni ombra, ogni accenno di movimento: davanti a me un GT, grande, forse…
Lancio sicuro e in un attimo una botta tremenda mi piega la canna mentre metri di coda si sfilano dalle mani, 5 secondi, forse 7 o 8 non di più, mi pare di aver attaccato un motoscafo tanto è veloce, poi un colpo secco, un rumore sordo, la coda ora è penzoloni, lascio cadere la canna in acqua e lancio un urlo di rabbia  o probabilmente  in segno di riverenza a chi è stato più bravo, svelto e forte di me e comunque superbo padrone di questo incantevole habitat.

Chiamano il Giant trevally il pesce “come back”, catturarlo procura emozioni talmente vibranti  che ti impongono di tornare, se lo perdi provoca un turbamento tale che non vedi l’ora di riprovarci.

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KAMCHATKA – FLY FISHING INFO

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La pesca in questa regione della Kamchatka offre moltissime opportunità; si va dalle 6 specie  di salmone del Pacifico, inclusa la steelhead in ottobre, a grosse rainbow, dolly varden, salmerini artici e salmerini Kundka, un pesce splendido che raggiunge tranquillamente il metro di lunghezza, lontano parente del salmone del Danubio e del Taimen, e che si pesca a secca con l’utilizzo di grossi gurgle. Riguardo la pesca il periodo consigliato va da agosto a tutto settembre per la bassa concentrazione di moscerini e zanzare e la massima concentrazione di specie di pesci presenti nel fiume tra cui 5 specie di salmon del pacifico, salmerini, kundka e trote iridee. Il viaggio è lungo, occorrono infatti circa 10 ore di volo da Mosca e il trasferimento va ben organizzato, ma sicuramente ne vale la pena. Le caratteristiche dei fiumi della Kamchatka, non troppo impetuosi ma con una buona  portata d’acqua, fanno sì che siano perfetti per la pesca a mosca.

RUSSIA – KAMCHATKA

La Kamchatka è probabilmente più nota per essere una delle regioni del gioco Risiko!, ma è anche un posto reale: è una penisola grande come l’Italia ma abitata da appena 300 mila persone, formata da una grande vallata, intersecata da decine di fiumi, piena di geyser e circondata da una corona di più di 300 vulcani. I suoi fiumi sono così ricchi di salmone, che “camminare sull’acqua non sembra così impossibile”, le sue foreste sono piene di orsi giganti, pecore delle Montagne Rocciose e falchi, e sulle coste ci sono moltissimi granchi giganti.

Geografia
Si trova nell’estremo oriente della Russia, di fronte all’Alaska, è lunga più di 1.200 chilometri e larga 500 nel suo punto di massima estensione. Ad est si affaccia sull’Oceano Pacifico mentre a ovest si trova il mare di Ochotsk. Al largo della penisola si trova la fossa delle Curili con una profondità di 10.500 m. Fino al 2007 la penisola della Kamchatka era rimasta suddivisa tra due unità amministrative russe (Oblast di Kamčatka e Circondario dei Coriacchi), successivamente i due territori sono stati riuniti a formare il Territorio della Kamčatka, che si estende ben al di là della penisola stessa.
La vallata centrale e lo splendido fiume Kamchatka sono fiancheggiati da ampi massicci vulcanici, composti da oltre 160 vulcani, 29 dei quali ancora attivi; l’ossatura della penisola è rappresentata dalla Catena Centrale, culminante nella Kljucevskaja Sopka (4.750 m). La zona vulcanica e il relativo parco naturale sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1996.
Il sottosuolo della Kamchatka è ricco di oro, mentre al largo delle sue coste ci sono giacimenti di gas e in molti ritengono che da qualche parte si possa trovare anche il petrolio. Due miniere d’oro sono già operative e si prevede l’apertura di altre dieci miniere nei prossimi anni, mentre ci sono già diverse piattaforme offshore per l’estrazione del gas.
Con una popolazione in costante calo da vent’anni, il governo locale sta cercando in ogni modo di attirare investimenti e punta ad incrementare il turismo dagli attuali 40 mila a 300 mila visitatori l’anno. Il settore del turismo stenta però a decollare, e il governo sta anche cercando di sfruttare le risorse naturali della penisola.

Storia
La storia della Russia è sempre stata legata all’intrecciarsi di varie popolazioni di origini slava e di origine asiatica.
Le prime strutture commerciali si svilupparono grazie ad insediamenti greci.
Dopo il succedersi di varie invasioni, lo sviluppo della Rus di Kiev (882d.c.) segnò il formarsi del primo nucleo della futura Russia, caratterizzata da un’unica lingua derivata dall’alfabeto greco (cirillico). Con la decadenza di Kiev si crearono le condizioni favorevoli all’invasione mongola del 1223. Il dominio mongolo  durò fino al 1380, quando, dopo la sconfitta di Kulikovo, i mongoli furono costretti a lasciare lo spazio allo sviluppo sempre più rapido della Rus di Mosca. L’espansione turca e la caduta di Costantinopoli fece si che la chiesa ortodossa vedesse in Mosca l’erede diretta di Costantinopoli. Da questo periodo in poi la storia della Russia è legata alla costante espansione di Mosca e al formarsi di un impero sempre più potente. Con l’ascesa al potere della famiglia Romanov e con l’incoronazione di Pietro il Grande, la Russia consolidò ulteriormente il suo potere uscendo vittoriosa dalla guerra contro gli svedesi. Questa vittoria dette la possibilità a Pietro il Grande di avere gli sbocchi sul mar Baltico dove venne costruita la nuova capitale che dal nome dell’imperatore Pietro fu chiamata Pietroburgo. Katerina II di Russia continuò la politica di grandezza perseguita da Pietro il Grande, ma non riuscì a favorire la modernizzazione interna del Paese. Katerina II fu tanto abile in politica estera quanto incapace di cogliere la necessità di un rinnovamento interna della Russia. Questa incapacità di cogliere la necessità della trasformazione del Paese, sarà una caratteristica più o meno forte di tutti gli zar successivi e sarà uno dei motivi che nel 1917 porteranno al crollo del Impero Zarista e alla rivoluzione d’Ottobre. Nel 1991, dopo circa 75 anni di potere sovietico, la Russia entrava in quella che è la fase politica attuale. Il periodo di Eltzin non ha contribuito a risolvere i drammatici problemi di fondo che ancora contraddistinguono la situazione della Russia contemporanea.
É una Repubblica semipresidenziale federale.

Programma di viaggio – Estensioni e Tours

Fly fishing info

Hotel & Lodge

Info e consigli di viaggio

Commenti e racconti di viaggio

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Kamchatka – COMMENTI E RACCONTI DI VIAGGIO

1) AUTORE – Giorgio Cavatorti – Kamchatka

Credo che il sogno di tutti i pescatori a mosca sia quello di pescare in fiumi dove nessuno prima abbia mai lanciato una mosca….. forse alcuni tratti dell’Icha river in Kamchatka corrispondono pienamente a questo sogno.

Il viaggio dall’Italia è estremamente lungo e faticoso e dura circa 2 giorni pieni; ore infinite di aereo e aeroporti, trasferimenti con mezzi militari e fuoristrada per poi finalmente vedere uno splendido fiume e per sentirsi dire che il lodge è circa 50 km di gommone a valle…… questo è l’Icha river, nel nord ovest della penisola della Kamchatka.

La cosa miracolosa è che appena ci si mette i wader e si fa il primo lancio tutto questo si dimentica immediatamente e si entra in una sorta di trans che dura una settimana.

Per pescare nell’Icha ci si deve portare una canna da skagit di 13 piedi perche ci sono molti salmoni di parecchie specie del pacifico, ma anche una 9 per la 5 per pescare le trote, oppure una coda del 7 per pescare a galla con i gurgle i grossi salmerini white spotted (kundka) che oltre ad avere un comportamento bizzarro mangiamo sulla superficie.

Fortunatamente qui le cose non sono cambiate di molto dall’ultimo viaggio, e credo proprio che sarà cosi per molto tempo. Anche le guide sono sempre le stesse; immagino la difficoltà dell’organizzazione di sostituirle, mesi lontano da tutto e da tutti dove gli orsi sono le uniche facce nuove che giornalmente ti fanno visita. Le guide sono tutte ragazzi giovani, ragazzi che hanno bisogno di uno stipendio ma che impiegano un pò di tempo a capire che c’è gente che è disposta a fare il giro del Mondo per catturare pesci per poi rilasciarli, sempre disponibili ed affidabili, che fanno il loro lavoro professionalmente e cercano di instaurare un buon rapporto da subito, chiarendoti immediatamente quali sono le regole principali di sicurezza appena arrivi, visto che il primo centro di pronto soccorso è a 1 giorno intero di fuoristrada.

Credo che alcune zone della Russia siano le ultime frontiere della pesca a mosca, e la Kamchatka, con i suoi numerosi fiumi ancora da scoprire, sicuramente un paradiso per la pesca a mosca. Occorre un pò di spirito di adattamento ma si sa che nel momento in cui arrivano l’asfalto e le comodità, stranamente calano poi i pesci nel fiume……

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2) AUTORE – Giorgio

OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’apertura di un nuovo lodge di pesca in una zona  non ancora battuta desta sempre una certa curiosità, e difficilmente si resiste alla tentazione di essere fra i primi a pescare in luoghi incontanimati.

La Kamchatka è probabilmente più nota per essere una delle regioni del gioco Risiko!, ma è anche un posto reale: è una penisola grande come l’Italia ma abitata da appena 300 mila persone.

Si trova nell’estremo oriente della Russia, di fronte all’Alaska, è lunga più di 1.200 chilometri e larga 500 nel suo punto di massima estensione. Ad est si affaccia sull’Oceano Pacifico mentre a ovest si trova il mare di Ochotsk. La vallata centrale e lo splendido fiume kamchatka sono fiancheggiati da ampi massicci vulcanici, composti da oltre 160 vulcani, 29 dei quali ancora attivi; l’ossatura della penisola è rappresentata dalla Catena Centrale, culminante nella Kljucevskaja Sopka (4.750 m). La zona vulcanica e il relativo parco naturale sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1996. La zona in cui abbiamo pescato è all’interno di questo parco naturale, con tanto di sbarra e guardia all’entrata.  Per entrare occorrono i documenti necessari.

Nonostante la penisola si trovi alla latitudine della Gran Bretagna, i freddi venti artici provenienti dalla Siberia, combinati alla fredda corrente marina Oya-Shio, fanno sì che la penisola sia coperta di neve da ottobre a maggio avanzato. Un clima abbastanza freddo, anche se mediamente in agosto il clima può essere piovoso ma difficilmente freddissimo. Questo è infatti il mese che mi sento di consigliare, sia per la maggior concentrazione di pesci nei fiumi, sia per il clima discreto e, soprattutto, per la fine della stagione delle zanzare! Con una popolazione in costante calo da vent’anni, il governo locale sta cercando in ogni modo di attirare investimenti e punta ad incrementare il turismo dagli attuali 40 mila a 300 mila visitatori l’anno. Il settore del turismo stenta però a decollare, e il governo sta anche cercando di sfruttare le risorse naturali della penisola. Il sottosuolo della Kamchatka è ricco di oro.  Al largo delle sue coste ci sono giacimenti di gas e in molti ritengono che da qualche parte si possa trovare anche il petrolio. Due miniere d’oro sono già operative e si prevede l’apertura di altre dieci miniere nei prossimi anni, mentre ci sono già diverse piattaforme offshore per l’estrazione del gas. La strada che abbiamo usato per arrivare al fiume in cui abbiamo pescato è stata costruita da pochissimo per accedere ad una di queste  miniere  d’oro; in altro modo sarebbe stato impossibile arrivare a questo fiume, che si trova a più di 300 km di strada sterrata dalla capitale st Pietropaolo. Oltre questa strada sterrata occorre poi un trasferimento su mezzi a 8 ruote motrici per qualche kilometro fino ad arrivare al fiume.  A questo le guide ci stavano aspettando per discendere il fiume una ventina di kilometri fino a dove è situato il  lodge. La pesca in questa regione della Kamchatka offre moltissime opportunità; si va dalle 6 specie  di salmone del Pacifico, inclusa la steelhead in ottobre, a grosse raimbow, dolly warden, salmerini artici e salmerini Kundka, un pesce splendido che raggiunge tranquillamente il metro di lunghezza, lontano parente del salmone del Danubio e del Taimen, e che si pesca a secca con l’utilizzo di grossi gurgle.  Il viaggio è lungo, occorrono infatti circa 10 ore di volo da Mosca e il trasferimento va ben organizzato, ma sicuramente ne vale la pena. Le caratteristiche dei fiumi della Kamchatka, non troppo impetuosi ma con una buona  portata d’acqua, fanno sì che siano perfetti per la pesca a mosca. Il lodge in cui abbiamo pescato è stato inaugurato l’anno scorso ed opera in uno splendido fiume di cui ha 50 km di acqua privata in concessione.  Barche jet boat nuove e guide professionali fanno sì che l’esperienza in questa location sia tra le migliori che abbia mai visitato. Le zone di pesca vanno spesso divise con grossi orsi locali; vanno quindi rispettate le norme di sicurezza che le guide locali vi spiegheranno bene prima di pescare, onde evitare di litigarvi un pesce con un grizzly affamato.

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