LAPPONIA SVEDESE – RACCONTI DI VIAGGIO

1) AUTORE – Emilio Arbizzi – Lappland Lodge, Lapponia svedese

3 mesi, 90 giorni di luce “all day long” sono già volati via !

Abbiamo appena concluso la nostra prima stagione, una lunghissima vacanza di pesca in Lapponia.

Vacanza perchè per noi vivere in questi ambienti è sempre una festa.

La giornata non è solo pesca ma è condividere con amici le emozioni che questi luoghi sanno regalarti: camminare nella foresta costeggiando un fiume, avventurarsi in un lago con il belly boat per insidiare un luccio tra i canneti dopo un lento e silenzioso avvicinamento…..ed avere la fortuna di scorgere nel fitto bosco un alce con i suoi piccoli.

Ampie strade che tagliano infinite foreste di conifere incrociano ogni tanto altre strade senza indicazioni, perlopiù sterrate, che porteranno forse ad un lago o magari in un isolato spot di un burrascoso torrente …..occorre il tempo di percorrerle, la voglia di inoltrarsi verso chissà dove, per arrivare chissà quando. A volte trovi quel che sognavi: un selvaggio lago su un’altura, un placido fiume senza tracce di presenza alcuna, la vera selvaggia e incontaminata Lapponia.

Le giornate si sono susseguite così, sempre uguali ma sempre diverse, lunghe ed emozionanti anche se il tempo, in questi mesi, non è stato propriamente estivo: a inizio stagione piogge abbondanti hanno condizionato i livelli limitando la pesca solo ad alcuni fiumi; nel Biske, però, non sono mancati salmoni freschi di risalita e in compenso, a fine stagione, abbiamo potuto pescare ovunque: il Pitealven era perfetto, il Parlalven pure, l’Abmo una meraviglia…ma quanto sono belli e combattivi questi temoli artici ? E che dire dei laghi ? Vedere l’attacco esplosivo di lucci da oltre un metro (112 cm se vogliamo essere precisi) è uno spettacolo grandioso.

Concludere le giornate con abbondanti pastasciutte, salumi e formaggi o con sfrigolanti grigliate accompagnate da calici di Prosecco o spumeggiante Lambrusco è quel che ci meritiamo dopo tante fatiche !!

Un regista direbbe ” buona la prima” … e così l’inverno servirà per scrivere il copione della seconda puntata.

 

2) AUTORE – Giorgio Cavatorti – Camp Tjuonajokk, Lapponia

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Tjuonajokk è probabilmente il lodge di pesca più famoso della Svezia. Si trova sul fiume Kaitum nella Lapponia svedese, tra Kiruna e Gällivare, a circa 120 chilometri a nord del circolo polare. Il mezzo più comodo per raggiungerlo è l’aereo e successivamente l’elicottero. L’aeroporto più vicino è quello di Kiruna, la città più a nord della Svezia. Arrivati in aeroporto un breve tragitto vi porta alla base di partenza degli elicotteri, da dove in 40 minuti sarete al Tjuonajokk.

Il lodge è vicino ad alcuni dei più rinomati luoghi di pesca della Lapponia e il modo più pratico per raggiungerli è noleggiare una barca al lodge o ingaggiare una delle guide professioniste del campo; questi giovani ragazzi, spesso studenti di ittiologia che si guadagnano qualche soldo nella stagione estiva, conoscono i posti più belli e, senza perdere tempo, vi porteranno dove ci sono i pesci. Normalmente si pesca da riva – la pesca dalla barca è consentita solo nei laghi.

Il camp Tjuonajokk è attrezzato con cabine in legno molto confortevoli per dormire e dove si può anche cucinare. Ovviamente c’è anche un ristorante dove si può gustare il buon cibo nordico: il salmone appena grigliato o il salmerino crudo speziato, la carne di renna arrostita oppure il piatto del giorno, il gallo cedrone. Il tutto accompagnato da birra o vino e da tante chiacchiere fino a notte fonda. Ma qui la notte è molto luminosa, avendo luce per 24 ore al giorno, quindi spesso si torna a pesca, anche solo per un paio d’ore, giusto il tempo di allamare 2 o 3 bei lucci dal pontile.

Andando verso monte, verso la famosa rapida tra i due laghi Kaitum inferiori, vi sono zone incantevoli; le montagne di Kårsatjåkkas e Livamtjåkkas arrivano fino al cielo e sull’altra sponda del fiume svettano le scogliere verticali di Tjuoltapakte. Un luogo meraviglioso, inoltre la consapevolezza dell’assoluta mancanza di abitanti in queste aree aumenta costantemente la voglia di risalire il fiume.

Nel camp naturalmente c’è anche una grande sauna giusto a due passi dal lago, con una vista unica sulle montagne al di là delle grandi finestre panoramiche. Anche l’acqua da bere non manca, essendo potabile tutta quella che c’è intorno, lago compreso. Un po’ strano per noi, ma perfettamente normale per questi luoghi.

La zona si presta anche per fare trekking, specialmente sulla cima del Tjuonatjokkah, dove si attraversano prati di montagna ricoperti di fiori di luparia, cardi alpini e liquirizia selvatica. Nella vallata c’è un piccolo corso d’acqua e ci si imbatte spesso nell’angelica, la pianta medicinale degli arcangeli. Qui potete vedere ciò che resta delle abitazioni Sami fatte di blocchi di torba. In alto, sulla nuda montagna, al di sopra del limite della vegetazione arborea, la lieve brezza caccia via le zanzare. Al di sotto di voi le montagne sono dipinte di blu e bianco lungo l’orizzonte. Prendetevi una pausa e lasciate che il rumore di un piccolo ruscello vi canti la ninna nanna mentre una renna cerca di sfuggire alla calura del giorno su una piccola chiazza di neve lì vicino.

Per quanto riguarda la pesca le tecniche variano, ma la pesca a mosca in questa zona è il top. Il temolo, la specie dominante, di solito viene pescato a secca. I pesci qui hanno una taglia importante, specialmente per la media Svedese, pesano in media 800 grammi circa, ma spesso si pescano anche esemplari che pesano il doppio, specialmente di notte. Normalmente in una giornata di pesca si catturano una quarantina di pesci interessanti, anche senza essere dei fenomeni del lancio.
Il temolo più grande catturato qui è di 2,7 chili. Ottima è anche la pesca alla trota, che nel Kaitum arrivano non raramente ai cinque chili. Qui le migliori chances sono a spinning, ma anche a mosca ne abbiamo catturate da un paio di kg.
Anche i salmerini sono presenti, ma nel periodo estivo in cui siamo andati erano probabilmente a profondità maggiori.
Per gli amanti del Luccio il Tjiunajokk è una meta splendida. Sia nei laghi formati dal questo grande fiume, sia nelle anse del fiume stesso vi sono centinaia di ottimi spot. L’assenza di una pesca pressante unita alla qualità di queste acque favorisce un accrescimento decisamente veloce e, sia a spinning che a mosca con grossi streamer, il divertimento è assicurato. Lucci over 10 kg. sono all’ordine del giorno, mi sembra di ricordare un record in questa zona di circa 20 kg.

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3) AUTORE – Emilio Arbizzi – Nel cuore della Lapponia svedese

L’aereo in avvicinamento all’aeroporto di Lulea sorvola a bassa quota una immensa foresta; poco più in là un lago e sulla sponda l’immancabile casetta in legno, dipinta di rosso, brilla al sole ancora alto della sera.

Durante la breve attesa dei bagagli incontriamo il ns. “gillie”che immediatamente ci aggiorna sulle condizioni dei fiumi: la molta neve caduta nella Tundra durante le interminabili notti invernali sta condizionando i livelli rendendo la pesca molto più difficile del previsto.
La notizia colpisce ma non demoralizza e nel percorrere il centinaio di km che ci separano dal lodge osserviamo scrupolosamente ogni corso d’acqua. Siamo nel cuore della Lapponia Svedese e raggiungiamo Vinsel, un piccolissimo paese che sorge sulla strada diretta a Napapijri, il Circolo Polare Artico. Ci fermiamo nei pressi di una tipica casetta in legno ad un solo piano, un ambiente semplice e familiare dove una gentilissima attempata Signora ci accoglie con una prelibata cena.
Fuori c’è ancora il sole mentre sorseggiamo il caffè in veranda e solo guardando l’orologio mi rendo conto che sono già le 23,30.

La abbondante colazione mattutina è il momento ideale per programmare la giornata: evidenziamo sulla cartina i percorsi più interessanti e gli accessi ai fiumi mentre facciamo tesoro di tutte le indicazioni circa le tecniche di pesca e sulle mosche più redditizie.
Prepariamo l’attrezzatura e partiamo verso la cittadina più vicina dove potremo ritirare il ns. permesso di pesca dal modestissimo costo di 25 euro settimanali.
Lungo la strada è d’obbligo la sosta sul Pite alle straordinarie Storforsen, le più grandi cascate d’Europa: uno spettacolo grandioso reso ancor più emozionante da una lunga passerella in legno che permette di camminare a fianco della cascate per tutta la loro corsa.

La frenesia di pescare non ci consente di rimanere troppo a lungo e, dopo aver scattato una decina di fotografie ci avviamo sull’Abmoalven, affluente dell’imponente Pite, un’ora di auto più a Nord.
Poche decine di km, spesso deserti, percorsi su questi rettilinei lunghissimi che tagliano foreste di conifere, si rivelano una breve passeggiata anche quando la strada asfaltata si trasforma in sterrato e dove gli incontri con branchi di renne ed altri animali è certamente più frequente che non con altri automezzi.
Raggiungiamo la pool del fiume ed in pochi minuti siamo pronti per aprire la “caccia al temolo”.
Il livello del fiume è abbastanza alto ma l’acqua è pulita nonostante il fondo scuro ne celi la trasparenza. Armiamo le canne e ci cospargiamo abbondantemente di antizanzara che in questi luoghi è fondamentale non dimenticare mai!
Camminiamo nella foresta a ridosso del fiume per qualche minuto incantati dalla bellezza di questo luogo selvaggio ed incontaminato: si “pesca a scendere” lasciando che la mosca venga naturalmente trasportata dalla corrente: canna da 9 piedi per coda 6 ed un finale da 3-3,5 mt e una parachute verde o una klinkhammer gialla ci consentono di catturare una ventina di temoli a testa, alcuni anche di notevole taglia.
Alle 11 di sera la luce è ancora abbastanza intensa ma la stanchezza si fa sentire e smettiamo di pescare. Siamo quasi arrivati all’auto pronti per rientrare quando incontriamo un pescatore locale, canna in mano e zaino in spalla, che ci saluta e si inoltra nel bosco: ci guardiamo increduli…………certamente sa qual è l’orario più idoneo per insidiare i temoli artici di grande taglia!

Il giorno successivo, dopo la solita breakfast- briefing, ci avviamo verso il Pitealven: è un fiume imponente ed incute una specie di timore reverenziale per la sua immensa portata d’acqua che si alterna tra lunghe piane e tratti con correnti vorticose e salti.

Mentre risaliamo quattro anatroccoli sguazzano in una piccola ansa a ridosso della riva erbosa: sembrano aver ingaggiato una sfida tra loro e ritmicamente si immergono per poi ricomparire dopo pochi secondi: mi soffermo a guardarli per un po’, divertito e sorpreso. Distrattamente inizio a pescare sondando l’acqua qua e là fino a quando un forte strattone mi fa ritrovare la concentrazione ed ingaggio una bella lotta con un temolo over-size che con una rapida virata, aiutato dalla poderosa pinna dorsale, si infila nella corrente e se ne va strappando il finale.
Passiamo la mattinata pescando sempre a risalire lanciando sempre nei sottoriva dove l’acqua è più calma e dove stazionano in caccia i pesci: catturiamo numerosi temoli dalla livrea molto scura e qualche panciuta trota.
Ci spostiamo poi nella parte alta del Varijan, fiume di ben più modeste dimensioni, che scorre in un ambiente selvaggio ed a tratti un po’ spettrale che ci impone di muoverci con circospezione prestando attenzione ad ogni rumore e ad ogni ombra.
Quando inizia a piovere, cambiamo di nuovo posto e proviamo nel Vitbacken: il fiume è bellissimo, e certamente con una ridottissima pressione di pesca ma il livello dell’acqua veramente troppo alto non ci permette di ottenere grandi soddisfazioni.

L’ultimo giorno di pesca è dedicato al Vindel, famoso ed importante fiume da temoli con qualche pool straordinaria e molto redditizia nei pressi del paesino di Sorsele. Avvicinandoci alla meta ci addentriamo in un paesaggio fiabesco: le classiche casette rosse, con le tendine di pizzo alle finestre, macchiano le sponde dei laghi, staccionate in legno scuro contrastano con il verde dei campi e un cielo azzurro finalmente privo di nuvole; la sommità degli alti pini ondeggia al leggero vento che rendendo viva questa straordinaria fotografia.
Le difficoltà maggiori nel Vindel sono date dalla quasi impossibilità di muoversi nel fiume e senza il bastone da guado sarebbe veramente pericoloso anche compiere un solo passo. Il rischio di cadere in acqua è molto elevato ma il gioco vale la candela perché qui di temoli ce ne sono veramente tanti, belli e combattivi.
Anche quando inizia a piovere forte poi fortissimo e peschiamo “sotto” con una ninfa leggera sul tip ed una più grossa e pesante legata al bracciolo, il ritmo delle catture non diminuisce e spesso capita di agganciare due pesci nello stesso momento. In questi non rari momenti riuscire a salpare i pesci è una questione di resistenza: allamare contemporaneamente due temoli da 40 e passa centimetri e contrastarli nella corrente diventa una lotta con avversari a volte invincibili.
Un piccolo riparo in tronchi attrezzato con panche e legna da ardere fa da rifugio nella pausa dell’ultimo pranzo sul fiume prima di intraprendere la strada del ritorno.

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