MALDIVE – COMMENTI E RACCONTI DI VIAGGIO

1) AUTORE – Emilio Arbizzi – “COME BACK” ADVENTURE

Il solo fatto di abbandonare il cupo cielo invernale, addormentarsi durante un comodo volo Emirates per svegliarsi di prima mattina al sole e con la brezza del mare, è già un bel modo di iniziare un viaggio. Se poi dopo poco meno di un’ora sei in navigazione verso gli atolli Maldiviani del Sud a bordo di un magnifico yacht di 34 metri, allora capisci che probabilmente ti aspetta una vacanza di quelle che non si dimenticano.
Sarà cosi.
Dedichiamo il minimo tempo necessario alla sistemazione dei bagagli nelle cabine, non si può certo rimanere sotto coperta mentre ci lasciamo Male alle spalle. Seduti a prua sorseggiamo una abbondante tazza di caffè americano e scattiamo  le prime fotografie rapiti dai colori di un mare che pare finto.
Le prime ore di vacanza scorrono veloci, fantasticando sulle flat che attraverseremo nei prossimi giorni, sui pesci che vedremo o crederemo di aver visto. Le signore, già opportunamente coperte di crema solare, hanno preso immediatamente possesso dei lettini sul ponte superiore, a poppa, dove un venticello rinfrescante rende piacevole quella che altrimenti sarebbe l’impossibile esposizione al sole dell’Oceano Indiano.
Nel tardo pomeriggio, dopo aver navigato poche ore, il Capitano del Conte Max spegne i motori. Lo scafo scivola accompagnato dallo sciabordio di piccole onde ancora per qualche centinaio di metri prima che l’equipaggio getti l’ancora proprio a ridosso di una lingua di sabbia che la bassa marea ha lasciato completamente scoperta.

Le canne sono già pronte, le avevamo montate e già regolato le frizioni dei robusti  mulinelli prima ancora di sistemare le nostre cose in cabina. Il nostro bagaglio  è composto da pochissimi indumenti, i 20 kg consentiti sui voli intercontinentali sono tutti destinati alle attrezzature, ad infinite scatole di mosche, code, mulinelli, canne 9 piedi per coda 10 e 12 e robusti tippets. Ben, la nostra espertissima guida, impartisce le ultime necessarie raccomandazioni prima di scendere a terra; per  alcuni è la prima esperienza in mare e si rivela da subito tutt’altro che semplice. Occorre lanciare lontano e strippare a due mani con grande rapidità raccogliendo la coda nel basket, poi ricominciare di nuovo. La vera pesca però non è questa, ma quella del giorno dopo e quella dei giorni successivi ancora; diciamo che il primo approccio con il mare è stato una “palestra”, un allenamento per le sfide che ci aspettano.
Mentre il sole va a dormire risaliamo in barca,  ceniamo e, felicemente stanchi, crolliamo tra le braccia di Morfeo.

Viene giorno presto, colazione alle 6,30 e pronti alle 7. Ben è sempre il primo e, nonostante conosca le Maldive come le sue tasche, non perde mai il desiderio  di pescare e racconta con passione di precedenti battute ai combattivi GT e a velocissimi trigger.  Con il suo entusiasmo contagioso ci spiega dove guardare per individuare un pesce, come muoversi nelle flat, come lanciare, strippare, rallentare, fermarsi e ricominciare più veloci.
Il riflesso sull’acqua è molto intenso e non è facile riconoscere i pesci, le prime volte un bagliore o una pietra sul fondo traggono in inganno ed occorrono un paio di giorni per avere un minimo di dimestichezza. L’aiuto di una guida è indispensabile, così come è fondamentale conoscere le maree e le fasi della luna che ne determinano gli scostamenti. Camminiamo lentamente disposti a ventaglio su una lingua di sabbia dorata, un’ombra scura fluttua lentamente a 20 metri ed il più veloce di noi rapidamente svolge la coda e lancia perfettamente appena dietro. Basta un attimo per sentire un urlo di gioia e vedere la coda tendersi e tagliare l’acqua: dietro la razza c’è sempre un GT!!
La lotta dura una decina di minuti, è incredibile pensare alla forza di questo pesce che, indomito, alterna fughe e repentini cambiamenti di direzione mettendo sempre a rischio la rottura del finale. Assistiamo in attesa di scattare le foto che saranno la prova inconfutabile che, chi per primo cattura, dovrà offrire da bere a tutta la compagnia.
Ogni giornata è uguale ma incredibilmente diversa: la conformazione delle flat, micro isolette di sabbia che compaiono e scompaiono con l’arrivo della marea, la barriera corallina all’orizzonte verso il quale lentamente camminiamo con il radar negli occhi in attesa di intravedere un guizzo, un’ombra , una pinna………eccola, è là a una ventina di metri sulla tua destra!!
Ti blocchi, si ferma il mare, il vento , il cuore, in quel momento non c’è tempo per pensare e hai una sola possibilità, ti giochi tutto in un solo lancio: o sei bravo o ricominci la ricerca pregando nella prossima chance.
A ridosso della barriera corallina la musica cambia, qui la calma della flat è un ricordo, il mare da pacato diventa quasi burrascoso e stare in equilibrio di fronte alle onde che si susseguono senza sosta non è semplice. Ben ci indica le postazioni migliori, troviamo un po’ di stabilità su alcuni massi sommersi e, abbandonata la canna 9′ # 10 impugniamo la #12, già armata e saldamente fissata allo zaino. Ora dobbiamo scatenare l’istinto predatorio dei GT lanciando sull’onda e, poco prima che con il suo impeto si infranga, strippare molto rapidamente con due mani. Non è facile ma ogni volta è una scarica di adrenalina, il pesce velocissimo compare improvvisamente e, come un surfista Hawaiano, pare farsi spingere dall’onda all’inseguimento dell’artificiale. Immagini da pelle d’oca.

La sera, a bordo del Conte Max, è sempre festa. Dopo i tuffi, gli scherzi, gli aperitivi e abbondanti e curate cene prepariamo l’uscita del giorno successivo, controlliamo gli orari delle maree e fissiamo l’uscita. Le nostre graziosissime compagne di viaggio, spesso mattiniere come noi, aspetteranno qualche ora in più per lo snorkeling e per la passeggiata su un’isola deserta, e anche loro, in  una  giornata di sole apparentemente come tutte le altre, vivranno momenti incancellabili.

Noi, pur continuando a camminare e pescare per molte ore consecutive, non sentiamo la fatica, nonostante il sole e una condizione termica che tentiamo di abbassare, di tanto in tanto, immergendoci fino al cappello.

Ogni bel viaggio, purtroppo, finisce troppo presto, rimangono solo poche ore, l’ultimo giorno, gli ultimi lanci. Arriviamo sulla flat dopo circa un’ora di navigazione, la marea è quasi nel suo punto più basso, ci dividiamo qua e là, lo spazio è infinito, diversi km da percorrere in lungo e in largo, fin dove c’è la barriera, quasi all’orizzonte.
Cerchiamo i trigger, ma anche i GT, ma anche i Blue Finn trevally…….ci sono anche gli squali, uno spettacolo! Passeggio con l’acqua alle ginocchia, lentamente, come mi hanno insegnato, scruto attentamente l’acqua fissando lo sguardo su ogni piccolo riflesso, ogni ombra, ogni accenno di movimento: davanti a me un GT, grande, forse…
Lancio sicuro e in un attimo una botta tremenda mi piega la canna mentre metri di coda si sfilano dalle mani, 5 secondi, forse 7 o 8 non di più, mi pare di aver attaccato un motoscafo tanto è veloce, poi un colpo secco, un rumore sordo, la coda ora è penzoloni, lascio cadere la canna in acqua e lancio un urlo di rabbia  o probabilmente  in segno di riverenza a chi è stato più bravo, svelto e forte di me e comunque superbo padrone di questo incantevole habitat.

Chiamano il Giant trevally il pesce “come back”, catturarlo procura emozioni talmente vibranti  che ti impongono di tornare, se lo perdi provoca un turbamento tale che non vedi l’ora di riprovarci.

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